Ancor prima della nostra esistenza c'è stata da parte degli operatori del reparto la sensibilità, forse anche per il pressante sollecito dei genitori, di affrontare tale aspetto. Per questo, a partire dal 1995-'96, ci si è avvalsi della collaborazione di psicologi che hanno assicurato una regolare presenza in reparto.
Riconoscere quindi questa problematica è stato uno dei primi obiettivi che ci siamo posti come Associazione e di conseguenza si è avviata, dal maggio 2001, una collaborazione con una psicoioga psicoterapeuta-infantile concordando un progetto di lavoro che prevede, per ora, una presenza bisettimanale in reparto.
Alla psicologa l'Associazione ha richiesto soprattutto di far fronte ad un'esigenza molto sentita dai genitori e dai bambini ricoverati, "avere accanto una persona che possa condividere con loro l'esperienza dolorosa dell'ospedale".
Per la psicologa si tratta di stare vicino ad adulti e bambini in maniera spontanea e senza alcuna rigidità tecnicistica. A meno che non venga richiesto o non si ravvisi una particolare necessità, non vi sono colloqui formali né appuntamenti, bensì interventi mirati nei momenti di particolare bisogno e diversificati di volta in volta a seconda di quanto avviene nel reparto. I problemi più acuti e le situazioni di maggior disagio vengono anche segnalati dal personale infermieristico e medico.
Nel corso di questa esperienza la psicologa ha individuato in particolare una situazione di maggior bisogno all'interno della zona riservata alla terapia intensiva, dove per esigenze mediche i bambini restano separati dalla mamma e dai genitori per molte ore al giorno. E' proprio questo aspetto, piuttosto che la sensazione di dolore all'intervento, che i bambini soffrono: essere allontanati dai loro punti di riferimento. Il lavoro della psicoioga si concentra quindi, in queste fasi, nelPappoggio ai bimbi nei momenti in cui restano soli ma anche nel sostegno alla relazione genitore-bambino durante il momento della visita quotidiana.
Di certo i risultati di questa esperienza non sono sempre positivi in quanto la problematica trattata e alle volte la difficoltà di accedere nella sfera personale impediscono ogni tipo di comunicazione. Questi casi non devono risultare limitativi ma evidenziano comunque l'importanza dell'aspetto comunicativo e di relazione tra il mondo ospedaliere e i piccoli ricoverati. Da tali esperienze attingiamo maggiori informazioni per perfezionare e migliorare, di comune accordo tra Associazione operatori infermieristico e medico, questo servizio adottando, secondo le circostanze, le modalità più opportune d'intervento.
Scarica la relazione della dott.sa Barbara d'Ulivo, psicologa specialista in psicologia Clinica:
progetto di lavoro nel reparto di cardiochirurgia.pdf (53,38 kb)